Chi siamo Mission Contatti
_
 

 

Home

Primo piano

Degustati per voi

News 2015

I vignaioli del Conero

Eccellenze
gastronomiche

Storie marchigiane

Photogallery

Links

 

 

Visitare le Marche
Ospitalità
Enogastronomia
Il tempo e i luoghi


>> Visitare le Marche >> Il Tempo e i luoghi

 

 

Arcevia

Fino all'inizio dell'800 si chiamava Roccacontrada e l'impianto urbanistico richiama l'idea di una rocca fortificata, sicura, arroccata sulla montagna. In epoca medievale dominava un vasto territorio con numerosi castelli, molti dei quali ancor oggi esistenti, ben curati e riportati all'antico splendore: Nidastore, Palazzo, Avacelli, Piticchio. Dalla sua altezza si dominano le campagne sottostanti con dolci colline che scendono fino al mare. Un tempo la cittadina ha avuto una vita artistica e culturale molto attiva: accademie letterarie, scuole pittoriche, letterati. I segni dell'antica vitalità sono ancor oggi presenti, dalle opere dei pittori Luca Signorelli ed Ercole Ramazzani alle ceramiche policrome di Giovanni della Robbia. Notevoli i resti dell'insediamento di Conelle raccolti nel Museo Archeologico; si tratta dei resti di antichi insediamenti, risalenti a oltre 5.000 anni fa: produzione in ceramica, resti di urne funerarie fino ad oggetti più tardi in bronzo.

 

Corinaldo

Corinaldo, a 18 chilometri da Senigallia, posizionata in cima a un colle, è città dall’impianto urbano medieoevale e rinascimentale, dall’intatta cerchia di mura, fra le meglio conservate delle Marche e luminoso esempio di architettura militare. L’attuale perimetro, ampliato tra il 1480 e il 1490, risale al 1367. All’interno delle mura si sviluppa un centro storico di rara suggestione, una struttura urbana che ha conservato omogeneità nei materiali e nell’architettura. Numerosi e importanti sono i monumenti, per lo più barocchi e neoclassici, come il santuario diocesano Santa Maria Goretti, le chiese del Suffragio e dell’Addolorata, i pregevoli palazzi signorili dei secoli XVI - XVIII. Il patrimonio artistico, vasto e di grande rilevanza, è per lo più conservato nella Raccolta d’Arte Claudio Ridolfi. All’esterno delle mura sono visitabili la collegiata di San Francesco, la chiesa di Sant’Anna, il santuario dell’Incancellata e la basilica paleocristiana di Santa Maria in Portuno in località Madonna del Piano, sede di scavi archeologici e sito espositivo. Corinaldo è famosa nel mondo cattolico per essere città natale di Santa Maria Goretti, proclamata santa il 24 giugno del 1950. La città di Corinaldo, da sempre località a forte vocazione turistica, vanta un apparato ricettivo qualificato e diversificato, con una disponibilità di oltre duecento posti letto disseminati in alberghi, agriturismo e bad&breakfast; ristoranti con cucina tipica; impianti sportivi; aree di verde attrezzato e sosta camper. E’ operante un ufficio turistico aperto tutto l’anno. La città si fregia di due prestigiosi marchi nel settore del turismo di qualità rilasciati dal Touring Club Italia (bandiera aracncione) e dall’A.N.C.I. (borghi più belli d’Italia). E’ anche Bandiera Verde Agricoltura e dal 2008 “Destinazione europea di eccellenza” per i beni immateriali ed il turismo sostenibile. A dicembre 2005 è stato riaperto il teatro “Carlo Goldoni” che ospita annualmente un’intensa programmazione teatrale e musicale a livello professionistico. Corinaldo si segnala in regione e in Italia per eventi e manifestazioni quali “La contesa del pozzo della polenta” in costume del ‘500, “La festa delle streghe”, il concorso fotografico nazionale “M.Carafòli”, la rassegna “Corinaldo Jazz” e il teatro per ragazzi sia d’inverno che d’estate.

 

Cupramontana

Dire Cupramontana equivale a dire Verdicchio. La cittadina, posta sulla sponda destra del fiume Esino, a 500 metri di altitudine, domina tutto il territorio dei Castelli jesini. Basta girarsi attorno per fare un giro d'orizzonte e tutti i centri appaiono arroccati sulle colline. Le sue origini sono antichissime e risalgono ad epoca romana. Nei lunghi secoli dell'alto medioevo il centro abitato assunse il nome di Massaccio ma tornò poi all'antico nome che ancor oggi conserva. Cupramontana ha avuto sempre la sua storia legata alla produzione del Verdicchio ed è stato punto di riferimento per tutti i produttori della regione, perfino nell'uso delle prime tecniche di spumantizzazione già a metà dell'Ottocento. Nella cittadina è sorto diversi anni fa un museo particolare, unico nel suo genere: il Museo Internazionale dell'etichetta. Nelle tre sezioni si documentano le più antiche etichette del territorio, si raccolgono bozzetti e disegni di etichette di artisti che hanno lavorato in questo settore, sono in mostra migliaia di etichette di tutti i paesi del mondo e relativi ai vini più diversi. All'interno del Museo si organizzano rassegne dedicate ai maggiori paesi produttori (Francia, Spagna, Argentina, ecc.), vengono allestite mostre riguardanti le produzioni delle singole regioni d'Italia, si producono eventi che mirano a far conoscere l'antico paesaggio agrario, i metodi di lavorazione del passato, l'importanza del vino nella cultura delle nostre popolazioni. Nel 1928, poi, ebbe inizio una festa dell'uva, che doveva ripetersi annualmente per celebrare i positivi risultati della politica agraria del tempo. Nacque così la Sagra dell'uva, che ancor oggi si celebra come grande evento con la partecipazione attiva di tutta la comunità cittadina. Sono giornate di esaltante euforia con spettacoli di folclore tradizionale, riproposizione di antichi costumi, spettacoli di canto e di ballo, creazione di punti di ristoro con capanne costruite in stile rurale, degustazione di piatti legati alla tradizione gastronomica locale, gara di pigiatura a piedi nudi come in passato, creazione e sfilata di carri allegorici con la partecipazione delle diverse contrade della città.

 

Fabriano


Fabriano, situata ai piedi dell'Appennino, nel cuore delle Marche, oggi è una cittadina industriosa e ricca di iniziative imprenditoriali, ma è stata conosciuta nel corso dei secoli per la tradizione della lavorazione cartaria, per il suo famoso salame, per il suo centro storico che di fatto ha costituito il naturale crocevia con le vallate circostanti e con la vicina Umbria. Le sue origini risalgono al medioevo più lontano e si possono leggere ancora oggi sia nel reticolo delle piccole vie centrali, sia nei monumenti accuratamente conservati, sia nei castelli distribuiti sul territorio. Già nel XIII secolo Fabriano vantava il primato in Italia e in Europa per la lavorazione della carta filigranata, la cui produzione è tuttora attiva. Il visitatore che si avvicina al Museo della Carta e della Filigrana resta ancora oggi affascinato per i metodi di lavorazione a mano, per le invenzioni che hanno innovato nel corso dei secoli le forme dell'arte cartaria, per la viva attualità della produzione. Ma Fabriano è stata anche un crocevia di esperienze artistiche straordinarie, punto di incontro con la scuola toscana e con la vicina Umbria. Non si può dimenticare il pittore più noto della storia artistica fabrianese: Gentile da Fabriano, da tutti riconosciuto come il principale esponente del Gotico Internazionale, sviluppatosi nella prima metà del Quattrocento e caratterizzato da ricchi panneggi, costumi fastosi, riflessi dorati. Egli lavorò presso le più importanti corti principesche d'Italia e la sua opera più conosciuta è senza dubbio l'Adorazione dei Magi, oggi esposta alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Ben nota è anche la gastronomia fabrianese: il famoso salame, definito “storico” se realizzato nel rispetto rigoroso della tradizione e il “ciauscolo”, già prodotto nei piccoli centri montani del vicino Appennino. E non si può certo dimenticare il Verdicchio, vino bianco di eccellenza del territorio marchigiano, visto che il territorio fabrianese costituisce l'anello di congiunzione tra la zona dei Castelli di Jesi e la zona di Matelica. A coronamento delle bellezze paesaggistiche del territorio, infine, va ricordato che la città è a pochi chilometri dalle Grotte di Frasassi, un punto di incontro meraviglioso per centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno entrano nelle viscere della montagna per godere delle bellezze prodotte dalla natura.

 

Genga


Genga oggi è un piccolo borgo cinto da mura con al centro il castello in posizione dominante. Nel suo territorio si trovano le Grotte di Frasassi, il meraviglioso complesso carsico tra i più famosi d'Europa che attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno. La sua storia risale a 25 secoli indietro quando il territorio, abitato da Piceni e Umbri, fu invaso dai Galli Senoni. Cento anni più tardi arriverà il dominio di Roma che fondò nella zona diverse colonie: Sentinum, Aesis, Sena Gallica, Suasa, Forum Sempronii. In epoca medievale Genga divenne un luogo fortificato; su uno sperone di roccia si costruirono le mura, il castello, chiese ed abbazie. La testimonianza più importante è ancor oggi l'Abbazia di San Vittore delle Chiuse, edificata lungo la valle del fiume Sentino. Il territorio, raccolto nell'area montagnosa della regione, ha numerose sorgenti di acqua ancor oggi utilizzata per rifornire i principali acquedotti delle città vicine, sorgenti di acque sulfuree di alta qualità terapeutica, valli incontaminate (come Valle Scappuccia), sentieri naturalistici di grande valore paesaggistico tanto da costituire un Parco regionale. Il centro storico è costituito dal borgo medievale, costruito secondo i principi di una accurata architettura castellana con una via principale e tante viuzze laterali, silenziose e raccolte con le case costruite all'interno della cinta fortificata: i visitatori che vi arrivano restano spesso meravigliati dal grande silenzio, dall'atmosfera raccolta, dall'ambiente dove il tempo sembra fermarsi. Nella zona si possono trovare ottime strutture ricettive, buoni ristoranti, luoghi di riposo.Da Genga inoltre si possono raggiungere facilmente diverse città: Fabriano con il Museo della Carta, Matelica, nota per il suo vino Verdicchio, poco più lontano Camerino, dall'altro lato Pergola con il Museo dei Bronzi dorati e verso il territorio umbro la città di Gubbio.

 

Le Grotte di Frasassi e il Verdicchio


Nel cuore delle Marche, tra Jesi e Matelica, nel territorio di Genga, si trova uno dei percorsi sotterranei più incantevoli d’Europa: le Grotte di Frasassi. Nei dintorni, a pochi chilometri trovate i vigneti che coprono le stupende colline marchigiane e offrono uno dei vini bianchi più noti al mondo: il Verdicchio. Mettere insieme queste due eccellenze, trovare un legame che potesse valorizzarle agli occhi dei turisti, esaltare le meraviglie della natura e dei suoi prodotti: da questa consapevolezza è nato alcuni anni fa il progetto ideato da Giancarlo Sagramola, vicepresidente della provincia di Ancona, di depositare all’interno delle grotte, a temperatura e umidità costanti, nel buio e nel silenzio, una quantità di bottiglie di Verdicchio, di diverse aziende, e osservare l’evoluzione del vino nel corso degli anni. Così è nato “Fresco di Grotta”. Ecco dunque all’inizio dell’estate una giornata destinata all’evento. Sono state riportate in superficie alcune delle bottiglie depositate nella cavità della grotta lo scorso anno, mentre altre sono state lasciate riposare ancora per studiare l’evoluzione graduale nel tempo, per almeno cinque anni. La commissione composta da degustatori professionisti, enologi, giornalisti si è subito riunita per analizzare l’evoluzione e la maturazione dei vini mediante una degustazione comparata con bottiglie della stessa annata conservate in cantina. Il risultato in questo primo anno è stato sorprendente poiché se da un lato le condizioni ambientali hanno rallentato il processo evolutivo, dall’altro si è notata una rapida variazione del colore che ha assunto note dorate. Nei prossimi anni “Fresco di Grotta” si ripeterà, saranno degustate le bottiglie rimaste in grotta, altre sono state aggiunte in questa occasione, nuove aziende hanno aderito a questa splendida iniziativa. In tal modo la sperimentazione diventerà più ricca e più complessa e i nostri enologi avranno molti elementi nuovi da analizzare che permetteranno di conoscere in maniera ancora più profonda la ricchezza e la complessità del Verdicchio. Le bottiglie degustate in questa edizione appartenevano a diverse aziende tra le quali ricordiamo Casalfarneto, Fazi Battaglia, Santa Barbara, Terre Cortesi Moncaro, Umani Ronchi, Vallerosa Bonci, Vignamato.

 

Mondavio

La Rocca è un monumento splendido: chi la visita, la ammira, le gira attorno torna immediatamente indietro di cinque secoli e rivive un'atmosfera surreale. Costruita negli ultimi decenni del ‘400 su disegno del grande architetto Francesco di Giorgio Martini, è rimasta sostanzialmente intatta nel corso dei secoli. Si presenta ancora come una fortezza e insieme come una macchina da guerra, pronta a resistere ma pronta anche per attaccare. Vista dall'alto la struttura appare costruita su un disegno complesso con spigoli affilati e prospetti sfuggenti per far fronte alle nuove armi da guerra e agli strumenti di attacco. Anche gli spazi interni, tutti visitabili, sono fedeli alla impostazione originaria. Ma Mondavio, oltre alla Rocca, ha un centro storico perfetto, molto curato, dove i turisti rivivono una atmosfera da cartolina, caratterizzata dalla posizione in cima al colle, con ampie vedute panoramiche, con una campagna perfettamente coltivata, in una atmosfera di tranquilla laboriosità che sembra arrivare da altri tempi.

 

Pergola

Pergola è una cittadina situata lungo una delle antiche strade romane parallele alla Via Flaminia, all’interno del territorio delle Marche, in provincia di Pesaro. Negli ultimi decenni la cittadina è diventata famosa per il gruppo dei Bronzi dorati di Cartoceto. Nelle campagne attorno la città nel 1946 due contadini ritrovarono durante il lavoro nei campi numerosi frammenti di bronzo che furono immediatamente recuperati. Il lavoro di ricostruzione fu lunghissimo, quasi quaranta anni: ora nel Museo di Pergola si possono ammirare le quattro figure ricostruite con tutti i 318 frammenti ritrovati. Si tratta di due figure maschili a cavallo e di due figure femminili a terra. Molto si è discusso a quale epoca risalgano e a quali personaggi si faccia riferimento: alcuni parlano del 50/40 a.C., altri del 20/30 d.C; ad oggi non si hanno certezze ma il periodo è circoscritto agli anni indicati. Non si hanno certezze neppure a quali personaggi si riferisca il gruppo, se a membri della famiglia imperiale o a nobili famiglie marchigiane di allora che vivevano in una delle città vicine: Suasa, Forum Sempronii, Sentinum. Ma al di là delle attribuzioni temporali o familiari, è importante comprendere che questo di Pergola è l’unico gruppo equestre di epoca romana rimasto fino ad oggi costruito in bronzo e poi dorato. Il fatto che sia stato ridotto in frantumi e sotterrato lontano da un centro abitato fa supporre che la famiglia rappresentata sia caduta in disgrazia (nella Roma antica si procedeva alla damnatio memoriae, affinché tali persone fossero dimenticate). Frantumati a colpi di mazza, i singoli pezzi furono sepolti in un terreno lontano, in aperta campagna, sotto la terra che li ha fortunatamente conservati per duemila anni ed oggi possiamo di nuovo ammirarli, ricostruiti, nel Museo di Pergola. Molti studiosi si sono appassionati attorno a questo memorabile gruppo equestre sia per gli aspetti di identificazione storica che per l’aspetto tecnico della fusione e della doratura esterna. La lega metallica utilizzata per la fusione è di rame con tracce di piombo, mentre la doratura è avvenuta in un secondo tempo con applicazione di foglie dorate distese a caldo sulle statue. Si sa anche per certo che nella vicina città di Sentinum (oggi Sassoferrato) esisteva in epoca romana una fonderia da cui provengono anche i resti di un cavallo di bronzo dorato oggi conservati alla Walters Art Gallery di Baltimora (Usa).

 

Serra de' Conti

Serra de' Conti è uno dei Castelli del Verdicchio, nell'alta Valle del fiume Misa. Piccolo centro agricolo fino al 1950, ha poi conosciuto un rapido mutamento con lo sviluppo di piccole e medie aziende che continuano a caratterizzare la sua economia ancora oggi. Ma noi, che amiamo parlare di enogastronomia, turismo e cultura, desideriamo mettere in evidenza un'altra caratteristica della cittadina: la sua attenzione per la cultura alimentare. Quando alcuni anni fa Slow Food Italia lanciò l'idea dei “presìdi” per salvaguardare le produzioni tipiche che rischiavano l'estinzione, Serra de' Conti rispose immediatamente con due prodotti: la cicerchia e il lonzino di fico. Attualmente in Italia ci sono circa 180 prodotti selezionati e “presidiati”, nelle Marche sono 5, di questi 2 sono nel nostro paese. Da allora il paziente lavoro di salvaguardia è continuato con la riscoperta di altri prodotti, come il vino di visciola (un vino dolce di tradizione medievale aromatizzato con visciole messe a macerare al sole dell'estate con lo zucchero), la sapa (condimento dolce ottenuto dalla bollitura del mosto d'uva a fuoco diretto, esattamente come si faceva nell'antica Roma) e, ultimo arrivato, il fagiolo solfino (una varietà di fagiolo di colore giallo, piccolo e rigonfio, morbido in bocca, dalla buccia sottile) che da alcuni decenni era scomparso dalle nostre tavole. Il piacere di riscoprire questi prodotti deriva dal legame profondo con la terra e con la storia. Noi abbiamo la fortuna di vivere circondati dalla campagna, con campi aperti e coltivati. Chi vive in campagna ha un rapporto diverso con la natura rispetto a coloro che vivono nei grandi centri urbani; essere a contatto ogni giorno con piante di olivo, alberi da frutto, viti, campi di grano dà una dimensione unica al vivere quotidiano. Vivere su queste colline significa anche poter mantenere un legame profondo con i prodotti che formano il nostro cibo giorno per giorno: andare nell'orto al mattino e raccogliere ciò che la stagione offre per preparare il pranzo o la cena non è la stessa cosa che andare a scegliere i prodotti su un bancone di supermercato. Ecco perchè ci piace far festa attorno al cibo, ricordando la storia, le sane abitudini alimentari, il valore della conservazione di antichi prodotti, la possibilità di assaggiare piatti tradizionali e non disperdere la varietà infinita dei sapori. La prossima festa? Ultimo week end di novembre: la festa della cicerchia!

 

Serra San Quirico

Il viaggiatore che arriva a Serra San Quirico trova un piccolo paese a ridosso della montagna, là dove ha fine la Vallesina e inizia il percorso appenninico a pochi chilometri dalle Grotte di Frasassi. L'impianto è di origine medievale anche se poi si è arricchito nel corso dei secoli; palazzi, fontane, chiostri, balconi tutto è conservato perfettamente. All'ingresso del paese si possono percorrere “le copertelle”, un camminamento coperto costruito in epoca medievale sulla cinta muraria a difesa del centro abitato in caso di attacco nemico. Al centro la piccola piazza, cuore del paese, con la torre comunale del 1200, la fontana cinquecentesca, la loggia aperta sulla valle sottostante, il palazzo municipale del 1400, poi la scalinata che sale verso la Chiesa di Santa Lucia, un gioiello del barocco, ricco di ori e di stucchi, con opere pittoriche di valore e un pregevole organo del 1675.

 

Il Conero e il suo splendore

Se viaggiate lungo la costa italiana del Mar Adriatico, nel mezzo del viaggio troverete una “perla”, un luogo indimenticabile: è il Monte Conero. Alto 570 metri, a strapiombo sul mare, coperto da una ricchissima e varia flora di ambiente marino, il paesaggio che colpisce la vostra vista è stupendo. Un tempo fu anche importante base militare: restano ancora una torre per l'avvistamento dei predatori e dei pirati e un fortilizio fatto costruire ad inizio Ottocento ai tempi del dominio napoleonico, oggi trasformato in struttura turistica. Il terreno roccioso è ricoperto da alberi tipici della macchia mediterranea conservati con cura all'interno del Parco, dal corbezzolo alla ginestra, dal leccio al pino marittimo. Il versante che scende verso il mare forma piccole spiagge, baie seminascoste molto amate dai turisti mentre scendendo verso l'entroterra si trovano i vigneti di Montepulciano che danno origine all'ottimo Rosso Conero. Anche il mare offre generosamente i suoi frutti, uno in particolare è molto noto: il “Mosciolo di Portonovo”. E' la cozza tipica di questo angolo di mare, la pesca è protetta da norme precise poiché si può pescare solamente da maggio a ottobre. I pescatori escono al mattino presto e tornano con le loro piccole barche dopo cinque o sei ore con le cozze freschissime. Le acque sono incontaminate e il “mosciolo” può essere gustato lo stesso giorno.

 

Fonte Avellana

Situato alle pendici del Monte Catria, nella parte centrale dell'Appennino marchigiano, in un contesto ambientale splendido tra il verde dei boschi circostanti, il Monastero fu fondato attorno all'anno Mille e fu un centro di grande cultura per secoli. Vi furono Priori molto noti come Pier Damiano e Guido d'Arezzo, vi passarono personaggi illustri come il poeta Dante Alighieri. La costruzione si arricchì nel corso dei secoli quando Fonte Avellana divenne una potenza economica dominante su tutto il territorio. Il monastero è attivo ancora oggi, vi operano dei monaci ed è costantemente visitato da molti viaggiatori. Dal punto di vista architettonico mantiene intatta la sua imponente bellezza, fatta di misurate simmetrie e di spazi ben delimitati. La Chiesa è di stile romanico, con altare sopraelevato e cripta sottostante. Da visitare lo Scriptorium dove i monaci amanuensi durante tutto il medioevo, prima della invenzione della stampa, scrivevano e ricopiavano codici e volumi contribuendo in tal modo anche alla conservazione di numerose opere dell'antichità classica greco-romana. Nella visita si potrà notare la particolare illuminazione naturale assicurata d a finestre poste verso il corso del sole. Il locale adiacente, detto Parlatorio, anticamente serviva per far asciugare le pergamene e per rilegare i preziosi volumi, poi divenne refettorio e luogo d'incontro. Vi si conserva ancora un grande tavolo del 1500, costruito con legno di noce e castagno, finemente intarsiato. Il Chiostro, luogo di assoluto silenzio, presenta archi di stile romanico e di stile gotico; non mancano riferimenti allo stile arabo, segno evidente che fu costruito o ricostruito in tempi diversi. Il viaggiatore attento non perderà poi l'occasione di visitare il Giardino botanico dove il tempo sembra essersi fermato, i boschi restano intatti, ogni pianta vive la sua lunga vita rispettata da tutti. Si potranno notare castagni, faggi, aceri, frassini, tigli, carpini; un tempo i monaci ricercavano tra le radici delle piante e le particolari specie erbacee le sostanze terapeutiche necessarie per la farmacia interna basata essenzialmente sugli elementi offerti dalla vita del bosco. La passeggiata all'interno del Giardino porta naturalmente il viaggiatore prima a sentire profondamente la vita degli alberi poi quasi a identificarsi con la ricca vegetazione. Ambiente naturale, storia, arte e cultura hanno reso il monastero di Fonte Avellana uno dei più famosi d'Italia.

 

Lorenzo Lotto

Nato a Venezia nel 1480 Lorenzo Lotto, artista inquieto e innovatore, giunse giovanissimo nelle Marche e vi passò gran parte della sua vita, eccetto brevi periodi passati a Roma e a Bergamo. Nei 50 anni della sua attività lasciò numerosi dipinti in diverse città delle Marche. I più importanti si trovano a Jesi (Pinacoteca civica) e a Recanati (Pinacoteca). Altre opere di Lrenzo Lotto si trovano ad Ancona, a Cingoli, a Loreto (Museo S. Casa), a Mogliano e a Monte San Giusto. Pittore raffinato, nelle sue opere trasmette dubbi e incertezze esistenziali, rimanendo legato al sentire quotidiano; per lui il sentimento del sacro è sempre vicino all’uomo che vive la sua vita sulla terra.

 

San Vittore alle chiuse

Costruita nell’XI° secolo, questa Abbazia ha compiuto mille anni. Legata al monastero benedettino, si presenta in perfetto stile romanico con influssi bizantini. Accanto all’ingresso sorgono due torri. La torre quadrata, forse un tempo torre difensiva, dominava sull’Abbazia e sull’attiguo monastero. L’impianto è a croce greca, l’ambiente interno è luminoso, grazie anche alla pietra usata per la costruzione che è di calcare bianco. Situata vicino alle Grotte di Frasassi, in una zona di grande interesse naturalistico e speleologico, è tra i migliori esempi di romanico di tutto il territorio marchigiano.

 

Teatri storici nelle Marche

Nel 1868 nella Marche si contavano ben 113 teatri, per lo più costruiti nel 1700 e nella prima metà del 1800. Oggi sono stati ristrutturati e rappresento autentici gioielli architettonici, giunti fino a noi a testimoniare il grado di civiltà e di autonomia urbana dei Comuni marchigiani. Pesaro, Urbino, Fano, Jesi, Fabriano, Ancona, Macerata, Matelica, Fermo, Ascoli Piceno hanno tutte il loro storico teatro così come tanti piccolo centri minori e insieme rappresentano una grande ricchezza nella tradizione dello spettacolo la cui vitalità diede alle Marche Giovan Battista Pergolesi (nato a Jesi), Gaspare Spontini (nato a Maiolati) Giocchino Rossini (nato a Pesaro). Alcuni di questi teatri ancora oggi presentano interessanti cartelloni con stagioni teatrali che attirano prestigiose figure dello spettacolo.

 

Museo delle Arti monastiche - Serra de' Conti

Un Museo singolare, unico nel suo genere, per ripercorrere il silenzio della vita claustrale attraverso oggetti della cultura materiale, strumenti di vita quotidiana, utensili di uso comune. Si trova a Serra de’ Conti e può essere visitato attraverso un percorso teatrale, con una guida audio che coinvolge il visitatore in una atmosfera d’altri tempi, a partire dall’inizio del 1600. L’arte del ricamo e della tessitura, le forme e i modi della vita vissuta nel silenzio del Monastero di Santa Maria Maddalena, gli strumenti della farmacia interna basata sull’uso delle erbe e una grande quantità di oggetti di cucina ricreano una condizione di grande fascino e conducono l’ospite a rivivere le attività quotidiane e lo scorrere lento del tempo. I vasi di terracotta, i piatti di ceramica, i tegami di rame, le rotelle multiformi per tagliare la pasta, gli stampi in legno per i dolci, le zuppiere… sembra un invito a riprendere le ricette dei secoli passati e a sentire i profumi avvolgenti di quella cucina semplice fatta di farina, uova, olio d’oliva, formaggio, vino, spezie.Visitare il Museo è come fare un tuffo nel passato, tra grattugie e macinini, ceramiche, setacci, boccali. E’ soprattutto un tuffo nel silenzio di uno spazio ristretto, ma insieme aperto verso una campagna che ancor oggi offre i suoi frutti preziosi, come nei secoli passati. Così emergono le radici della nostra cultura, che il Museo vuole gelosamente preservare.

 

_

______________________________________________________________________
www.verdicchioconeronews.it - info@verdicchioconeronews.it
Serra de' Conti (An) - Italia